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Il  Corano ordina di picchiare le donne

seconda parte

Il versetto prosegue:
« … battetele… »

Che cosa significa questo testo? Incita a picchiare la sposa o lo consiglia, dato che si tratta di una forma imperativa?…

Ebbene, esso non è stato inteso così, e ciò a partire dal contesto stesso nel quale questo passaggio è stato rivelato, dallo stile coranico e dagliِ Ahadîth profetici che trattano l’argomento.

In effetti, il grande Imâm Tâbi’i ‘Atâ (rahimahullah), in grande stima tra i sapienti e famoso interprete del Corano, affermò: “Che egli non la picchi, anche se le dia un ordine e lei non gli ubbidisca”

L’Imâm Shafi’i (rahimahullah) disse chiaramente nel “Kitâb Al Umm”: “Il fatto di picchiare è, in questo caso estremo, autorizzato, ma il fatto di non toccarla è la soluzione migliore”

nessun sapiente avente un peso presso gli Ulamâ’ musulmani che inciti a battere la propria moglie anche in questo caso estremo.

Al contrario l’accordo tra i sapienti sul fatto che non picchiare in questo caso sia la soluzione migliore e il migliore esempio.

In effetti, il Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui) disse: “Il migliore di voi è il migliore nei confronti delle sue spose”.

E in un altro hadîth è riportato che, “quando dei mariti picchiarono le loro spose in questo stesso caso estremo, ed esse andarono a lamentarsi dalle spose del Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui), questi tenne un sermone durante il quale evocò il fatto che numerose donne si erano venute a lamentare dei loro mariti… Disse allora (pace e benedizione su di lui): “Quelli (quei mariti) non sono i migliori di voi”

(hadîth autentico riportato da Shâfi’i, Ibn Mâjah e Ibn Hibbân (se ben ricordo) e altri).

Forse che ciò contraddica il passaggio del Corano in questione?

Se si ha una buona padronanza dello stile coranico, si comprenderà molto bene che non vi è alcuna contraddizione.

In effetti, ci si trovava già in una fase in cui il semplice fatto di alzare anche solo un dito costituiva un peccato in sé.

E siamo passati dal divieto al verbo impiegato alla forma imperativa, che è “idribûhunna –battetele“.

Questo utilizzo (della forma verbale) è noto in arabo sotto la denominazione “Al-Amru ba’da-n-nahy” (l’ordine che segue il divieto).

Che cosa significa questo genere di impiego (del verbo)?

Citerò due esempi nel Sublime Corano che permettono chiaramente di comprendere la regola così come lo stile impiegato.

Il primo riguarda il fatto di cacciare durante il Pellegrinaggio. Il versetto dice chiaramente:

«O voi che credete! Non uccidete la selvaggina se siete in stato di consacrazione » [Corano 5 :95]

Dopo questo divieto, un versetto rivelato più tardi dice:

«Dopo che vi sarete desacralizzati, cacciate! » [Corano 5: 2]

Ci troviamo qui in una situazione simile: eravamo in uno stato di divieto.

E una volta terminato questo stato, il verbo “istâdû – cacciate” viene impiegato alla forma imperativa.

Dovremmo dedurne che si tratti di un ordine o di una raccomandazione e, conseguentemente, appena finito il Pellegrinaggio, dovremmo partire tutti per la caccia?!!

In ogni caso, nessuno dei sapienti musulmani l’ha compreso in questi termini! D’altronde, nemmeno alcun arabofono lo capirà così.

Tutto ciò che si può dedurre da ciò è che durante l’ihrâm (lo stato di sacralizzazione) la caccia è vietata, e alla fine di questo stato non lo è più, ossia: nel caso in cui si vada a caccia dopo la fine dell’ihrâm, non si commette più peccato.

Un secondo esempio è dato nella Sûrah “Al-Jumu’a” riguardo alla preghiera del venerdì. Il versetto dice:

«… quando viene fatto l’annuncio per l’orazione del Venerdì, accorrete al ricordo di Allah e lasciate ogni traffico…» [Corano 62 : 9]

Ciò significa che durante questo periodo il musulmano è obbligato a non compiere alcun commercio e a rispondere all’appello alla preghiera. Poi, abbiamo il versetto seguente:

« Quando poi l’orazione è conclusa, spargetevi sulla terra in cerca della grazia di Allah » [Corano 62 : 10] (con l’espressione “la grazia di Allah” si intende qui la ricerca dei beni materiali necessari alla sussistenza umana)

Cosa bisogna capire allora dall’espressione “intashirû fi-l-ard –spargetevi sulla terra“?

E’ forse un ordine o una raccomandazione?

E colui che volesse rimanere in moschea ad invocare il suo Signore dopo la preghiera del Venerdì commetterebbe forse un peccato o qualcosa di sconsigliato?!

Assolutamente no! Invece ci troviamo di nuovo in una situazione in cui una cosa era proibita per un periodo (il momento della preghiera),

poi il verbo alla forma imperativa spiega che questo divieto è rimosso (dopo la fine della preghiera). Niente di più.

Lo stesso possiamo dire riguardo al versetto che trattiamo qui, a proposito dell’imperativo “idribûhunna – battetele“.

Se noi lo analizziamo nel contesto, una volta di più, ci accorgiamo che si tratta di un imperativo che è stato utilizzato dopo tutta una serie di divieti.

Ma c’è qualcosa di ancora più importante ancora… Subito dopo questo verbo alla forma imperativa, Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) dice:

« Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande » [Corano 4 :34]



Che cosa significano le parole “Allah è altissimo, grande” che vengono dopo “non fate più nulla contro di esse“?

Ciò significa che, se voi usate la vostra forza trasgredendo i limiti e picchiate quando non sussista più la ragione per la quale il fatto di picchiare era stato autorizzato, sappiate che, così come voi siete più forti fisicamente di vostra moglie, Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) è ben più Grande di voi…

Ciò che voi potete fare alla vostra sposa, Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) può farvelo molto di più; e Allah è “Aliy – Alto“: ciò vi ricorda che voi dovreste elevarvi contro questo genere di comportamento.

Dunque, riassumendo, si tratta qui di un momento in cui “l’immunità” della donna (se possiamo esprimerci così) è momentaneamente sospesa, senza tuttavia che il fatto di batterla sia né consigliato né raccomandato.

Al contrario, il migliore esempio rimane quello del Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui), come abbiamo citato prima.

Ora, in cosa consiste questa “sospensione dell’immunità” e che cosa significa “battere, picchiare” qui?

E’ un gesto che, senza alcun dubbio, ha una conseguenza importante sulla psicologia della donna o si tratta di un atto veramente fisico?

Qual è veramente il suo limite?

E’ in questo contesto che bisogna leggere i pareri dei giuristi (fuqahâ) sulla questione.

Quando il Compagno Ibn ‘Abbâs (che Allah sia soddisfatto di lui) fu interrogato sul senso di “battere“, rispose:

“bi-s-siwâki wa-n-nahwih” (“Con il siwâk (bastoncino cura-denti della grandezza di una matita) e ciò che è dello stesso genere”).

La risposta di Ibn ‘Abbbâs (che Allah sia soddisfatto di lui) consiste nello spiegare ciò che significa “battere” nel contesto: è chiaro che non si tratta di fare male fisicamente.

In effetti, ciò che è autorizzato dal versetto, è l’impatto stesso del gesto e non la forza di quest’ultimo.

E’ per questo che i sapienti dicono che, se il colpo lasci la minima traccia, si impone il taglione.

E non è certamente il colpetto con una matita che rischi di lasciare una qualsiasi traccia, se non una traccia piuttosto morale.

E malgrado tutto, ciò è lontano dall’essere consigliato; tutto al contrario, come abbiamo visto…

Ecco spiegati i testi relativi all’argomento. Ho impiegato del tempo a dettagliare la questione, vista tutta la confusione sparsa a destra e a sinistra sull’argomento.


la fonte :

Musulmane et fière de l’être