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L'annuncio di Torquato Cardilli.

La decisione dopo un viaggio alla Mecca. No comment della Farnesina
L'ambasciatore italiano a Riad si converte alla fede islamica

di FABIO SCUTO

ROMA - La via di Riad sta rivelando un'insospettabile "attrazione fatale" della diplomazia italiana verso l'Islam. Due importanti giornali sauditi, "Okaz" e "Al Riyhad", hanno dato ieri con ampio risalto la notizia della conversione alla fede di Maometto dell'ambasciatore italiano nel regno saudita Torquato Cardilli.

E' la seconda volta che accade, già negli anni scorsi Mario Scialoja - predecessore di Cardilli proprio nella strategica sede saudita - aveva abbracciato la fede islamica.

Ai due giornali sauditi il diplomatico italiano - assente in questi giorni da Riad - ha rivelato di aver abbracciato la religione musulmana dopo un approfondito studio del Corano e della civiltà islamica.

Cardilli, 59 anni, sposato con due figli, è arrivato a Riad solo nell'ottobre dello scorso anno, ma nella sua carriera diplomatica c'è una lunga frequentazione con Paesi islamici.

Da trentatré anni in diplomazia, Cardilli - laureato a Napoli in Lingue e civiltà orientali - ha ricoperto incarichi a Khartum, Damasco, Bagdad e Tripoli. E' stato ambasciatore a Tirana durante la difficile transizione postcomunista dal 1991 al 1993 e poi ancora dal 1993 al 1997 a Dar es Salam.

Un conoscitore dell'Islam dunque, che avvalora ancora di più "l'approfondita riflessione prima di abbracciare la nuova fede".

La conversione dell'ambasciatore Cardilli sarebbe avvenuta alla vigilia del Ramadan (iniziato quest'anno il 16 novembre) dopo un breve viaggio alla Mecca al ritorno del quale, con la semplicità che è propria della formula di adesione all'Islam (la Basmala: "Io credo che non c'è altro Dio al di fuori di Allah e che Maometto è il suo profeta"), ha annunciato la sua nuova fede.

Come vuole la consuetudine per le conversioni, la dichiarazione di questa formula viene sottoscritta e consegnata nelle mani di un esponente del clero musulmano.

Ma ci sarebbe sarebbe anche un retroscena dai contorni ancora poco definiti. Compiendo il viaggio alla Mecca - luogo assolutamente interdetto agli "infedeli" - qualche settimana prima della conversione l'ambasciatore Cardilli ha violato quella regola che rende off limits la città santa vietando l'ingresso all'Haram, il luogo puro, dei fedeli islamici.

Cardilli in questo "pellegrinaggio" era accompagnato da un dipendente dell'ambasciata italiana di religione musulmana, che sarebbe stato arrestato proprio per aver accompagnato l'ambasciatore a la Mecca.

Bocche cucite ieri alla Farnesina sulla notizia. Nessuno, ufficialmente, sarebbe stato al corrente delle intenzioni di Cardilli, che d'altra parte, commentano fonti ufficiali del ministero degli Esteri, "rispondono a una scelta del tutto personale".

Il meno sorpreso della decisione dell'ambasciatore Cardilli era Mario Scialoja, il direttore dell'Ufficio Italiano della Lega Musulmana Mondiale, e lui stesso ambasciatore a Riad dal '94 al '95.

"Un passo del genere", dice Scialoja, "è sempre il frutto di un lungo lavorio interiore. A me accadde per caso, dopo aver letto e riletto il Corano.

Successe quando ero a New York, come vice-rappresentante permanente dell'Italia presso le Nazioni Unite nel 1988". "Quando arrivai a Riad", conclude l'ex ambasciatore, "ero già da tempo, anche formalmente, diventato musulmano".

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