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La Storia di Cinzia Amatullah: il mio cammino verso l'Islam

Questa è la storia di una normalissima ragazza napoletana che incontra l’Islam.

Dapprima mi era sembrata una religione “strana” grazie soprattutto al lavaggio del cervello propinatomi dai mass-media in cui credevo tantissimo avendo sempre avuto un profondo amore per il giornalismo.

Ma ero un’idealista, un’ingenua, soltanto la vita e l’esperienza mi hanno aiutato ad aprire gli occhi.

Successivamente mi resi conto che tante delle nozioni contenute nel Corano e negli insegnamenti della Sunnah erano molto logici e che in fondo ci avevo da sempre creduto soltanto era difficile ammetterlo e buttarsi alle spalle tutto il passato, la storia di tutta una famiglia.

Mi sentivo in colpa per tutto questo, in colpa di dare un dolore immenso ed un incredibile dispiacere alla mia famiglia, in particolare alla mia mamma.

Ma dopo tutto la vita era la mia e avevo voglia di intraprendere una mia ricerca interiore e dunque mi addossai le mie responsabilità e iniziai il mio cammino.

Non è stato un cammino tortuoso ringraziando Dio, anzi ho incontrato tante donne italiane ritornate all’Islam, ognuna aveva una storia diversa e magnifica e condividevamo le stesse paure iniziali e gioie seguenti.

Dovrei però fare un passo indietro nel passato per farvi capire che concetto avevo di Dio. Ero sempre stata una ragazza osservante sebbene non nel senso più ortodosso della parola, ma a modo mio pregavo e pregavo costantemente e cercavo un dialogo con Dio.

Frequentavo la Chiesa, piuttosto constantemente anche se spesso di nascosto, ero timida su questo aspetto e non volevo che si sapesse che amassi Dio e che mi rivolgessi a Lui. I miei rapporti formali con la Chiesa si interruppero quando, dopo aver seguito per un anno circa un corso di cresima, decisi di non cresimarmi affatto.

Prima di tutto non c’erano mai risposte alle mie domande, e quelle che c’erano non mi sembravano tanto convincenti. Inoltre avevo sempre dentro di me il dubbio sulla figura di Gesù (su di lui la pace), anche se avevo appreso a memoria la risposta sul dogma della Trinità ciò non era altro che il frutto di anni di lavaggio di cervello ma non era sentita.

In cuor mio avrei voluto gridare al mondo intero che Gesù non poteva essere figlio di Dio, che per me era una persona, una persona speciale che operava per mano di Dio.

Ciò che più mi avevano colpita della sua storia erano: la sua interiorizzazione della preghiera, l’isolamento nel deserto, il poco attaccamento alla materialità, la carità, l’aiutare i bisognosi, i digiuni per fortificare la fede, ma era difficile ammetterlo davanti a tutti.

Dunque in anni in cui questo mio dibattito interiore si era un pochino assopito tanto ero presa dalla vita materiale, Dio mi fece incontrare l’Islam. Iniziai a leggere il Corano sebbene non riuscissi a capirlo, infatti andrebbe letto con un ottimo Tafsir (un libro che spiega e commenta il Corano) ed altri libri sul monoteismo furono davvero illuminanti.

Studiai le storie dei profeti, che fino ad allora conoscevo soltanto di nome e mi resi conto della bellezza e profondità del carattere dell’ultimo dei profeti, quello negato dalla Chiesa che è il profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) che venne con lo stesso messaggio di tutti gli altri profeti e cioè di adorare un solo Dio.

Mi resi conto di quanto crudelmente egli (pace e benedizioni su di lui) veniva dipinto nei libri di testo scolastici e di come la realtà fosse diversa. Inoltre fu di grande aiuto nella mia ricerca interiore anche guardare delle videocassette che spiegavano e comparavano il Messaggio di Gesù (su di lui la pace) e quello di Muhammad (pace e benedizioni su di lui).

Per la prima volta scoprii che i Musulmani credono in tutte le Scritture rivelate e che nel Corano si conferma che Gesù (su di lui la pace) è un profeta mandato da Dio, e che era davvero nato per miracolo dalla Vergine Maria.

Inoltre appresi che i Vangeli erano stati rivelati da Dio ma purtroppo falsificati nel corso dei secoli, per esempio in essi non vi è alcuna traccia dei dogmi, delle cerimonie che hanno invece caratterizzato la Chiesa nel corso della storia con i suoi plurilivelli di vescovi, arcivescovi e papa.Finalmente tutto mi sembrava logico, chiaro, cosi’ lineare!

È stato come se qualcuno mi avesse strappato una benda che avevo avuto per anni davanti agli occhi e come se fossi uscita dal buio e trovato la luce: la luce della fede!

Il mio potrei definirlo un bisogno incessante ed infinito di “Dio”, una voglia infinita di preghiera, di chiarezza, di certezze che ho ritrovato soltanto nell’Islam.

Il mio cammino è stato lento e graduale, una delle poche cose che ho fatto con “calma” visto che nella mia vita ho sempre bruciato le tappe e sono sempre stata molto istintiva.

Ho letto tanti testi che mi hanno aiutato a trovare le risposte che avevo sempre cercato e ho conosciuto delle persone stupende lungo il mio cammino tra cui il mio attuale marito, che mi hanno raccontato il loro percorso interiore.

Ho fatto la mia Shahada che niente altro è che dire di credere in un unico Dio e ho iniziato a pregare, grazie a carissime amiche napoletane Khautar e Fatima che me lo hanno insegnato e prego Dio che le benedica amin.

Nella preghiera ho ritrovato tutto quello che cercavo. Un appagamento indescrivibile e sentirmi vicina a Dio.

Cinzia Amatullah (Napoli)

la fonte:

aims-uk.org