عربي - English - Deutsch - Française - Português - Español - - русский

Sukina Douglas
Poetessa della lingua parlata, 28, Londra
"l’Islam non opprimeva le donne, era la gente a farlo".

"Prima di incontrare l’Islam, il mio sguardo era fisso sull’Africa. Ero stata allevata come una rastafariana e solevo portare folli lunghi treccine: meta’ bionde e meta’ nere.

Poi nel 2005 il mio ex ragazzo ritorno’ da una viaggio in Africa e annuncio’ che aveva abbracciato l’Islam. Ero furiosa e gli dissi che “stava perdendo le sue radici africane”.

Perche’ cercava di trasformarsi in Arabo? Era una realta’ cosi’ estranea rispetto al mio modo di vivere. Ogni volta che vedevo una donna musulmana nella strada pensavo:”Ma perche’ devono coprirsi in quel modo? Non hanno caldo?” Mi sembrava ingiusto, oppressivo.


L’Islam era gia’ nella mia coscienza , ma quando iniziai a leggere l’autobiografia di Malcolm X all’universita’, qualcosa si scosse dentro di me. Un giorno dissi alla mia migliore amica Munira:”Mi sto innamorando dell’Islam”.

Ella rise e disse:”Calmati , Sukina!” Ella inizio’ ad esplorare la realta’ islamica soltanto per provarmi che stavo in errore, ma ben presto comincio’ a crederci anche lei.
Mi sono sempre battuta appassionatamente per i diritti delle donne; non c’era alcun modo che potessi credere in una religione che cercava di denigrarmi come tale.

Ma le cose cambiarono quando mi ritrovai a leggere un libro di una femminista marocchina, che disfece tutte le mie opinioni negative: l’Islam non opprimeva le donne, era la gente a farlo.
Prima di abbracciare questa fede, feci un esperimento.

Mi coprii abbigliandomi con una gonna stile zingaresco ed uscii. Ma non mi sentivo scialba; mi sentivo bellissima. Capii che non ero una sorta di comodita’ sessuale di cui gli uomini potessero avere desiderio; voglio essere giudicata per il mio contributo mentale.


Munira ed io recitammo la nostra shahada (dichiarazione di fede) insieme pochi mesi dopo, mi taglia le treccine per rinnovarmi: era l’inizio di una nuova vita. Tre settimane dopo la nostra conversione, ci furono gli attentati di Londra (7/7); improvvisamente diventammo le nemiche numero uno.

Non avevo mai provato cosa fosse il razzismo a Londra prima, ma nelle settimane dopo gli attentati, la gente mi gettava uova contro dicendomi: “Ritorna al tuo paese” anche se questo e’ il mio paese.
Non sto cercando di scappare chi sono.

Alcune persone si vestono in stile arabo o pakistanese, ma io sono inglese e caraibica, dunque il mio vestito nazionale e’ rappresentato Primark e Topshop, con strati di veli colorati comprati al charity shop.

Sei mesi dopo il mio ritorno all’Islam, ritornai insieme al mio ex e ci sposammo.

Le regole in casa nostra sono diverse, perche’ noi siamo diversi, ma mio marito non si sognerebbe mai di impartirmi ordini; non e’ il modo in cui sono stata allevata.
Prima di trovare l’Islam, ero una ribelle senza una causa, ma adesso ho un fine nella mia vita: posso indentificare i miei difetti e lavorarci sopra per diventare una persona migliore.

Per me essere musulmana significa contribuire alla nostra societa’, non importa da dove vieni."

 

La fonte:

io-musulmana-italiana.blogspot.com